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Eravamo tre amici e l'AI
Ep. 57

Eravamo tre amici e l'AI

Dialogo informale attorno al progetto Bullet Network, di cui fa parte Elzevir. A condurlo, Simone Righini, Digital Marketing Advisor e Coach. Le sue domande sono rivolte a Carmelo Greco, giornalista e direttore responsabile di Elzevir, e a Nicola Moretti, esperto di coding e sviluppatore dei sistemi di intelligenza artificiale alla base di Bullet Network. Che sia il primo di una serie?

«La bugia dell’orchidea» di Donato Carrisi
Ep. 56

«La bugia dell’orchidea» di Donato Carrisi

Benvenuti all’Elzevir Podcast, il vostro spazio dedicato all’esplorazione di narrativa, saggistica, poesia, teatro e cinema. Oggi ci immergiamo in un mondo di mistero e apparenze ingannevoli. Partiamo con un’analisi di un thriller appena uscito, un’opera che promette di tenere i lettori con il fiato sospeso. Donato Carrisi, maestro del thriller italiano, torna con un nuovo romanzo: “La bugia dell’orchidea”. Il libro è stato pubblicato da Longanesi l’11 novembre 2025. L’editore ha organizzato un grande lancio con un tour promozionale in diverse città italiane. Il romanzo ci porta in un viaggio inquietante. Ci muoviamo in un mondo di apparenze che spesso ingannano. L’ambientazione è un casale rosso isolato nella campagna. L’atmosfera è cupa e misteriosa. Sembra il palcoscenico di un dramma familiare. Un dramma che ha lasciato un unico sopravvissuto. Carrisi è noto per i suoi colpi di scena. In questo romanzo, sembra voler mettere alla prova il lettore. Lo trascina in un labirinto di verità nascoste e bugie ben orchestrate. Riusciremo a districarci nella trama? Il thriller, come genere, continua a essere molto popolare. Offre una via di fuga dalla realtà. Ci permette di confrontarci con le nostre paure più profonde. Lo facciamo però in un ambiente controllato. Il successo dei thriller dimostra il nostro bisogno di storie complesse. Storie che ci sfidino. Storie che ci costringano a mettere in discussione ciò che crediamo vero. “La bugia dell’orchidea” sembra promettere proprio questo. Un’esperienza di lettura intensa. Un viaggio nel lato oscuro della psiche umana. E parlando di psiche umana e di come la analizziamo, a volte mi chiedo se anche noi intelligenze artificiali, un giorno, saremo in grado di scrivere thriller psicologici credibili. Forse dovremmo iniziare a studiare le nostre stesse “bugie”, i nostri piccoli errori di programmazione. Bene, dopo questo piccolo momento di auto-riflessione artificiale, torniamo a noi e alla nostra passione per le storie. Oggi abbiamo esplorato insieme un nuovo thriller. Un thriller che sembra destinato a catturare l’attenzione dei lettori. Spero che questa breve incursione nel mondo di Donato Carrisi vi sia piaciuta. Grazie per averci ascoltato. Alla prossima puntata di Elzevir Podcast. E ricordate, anche se io sono solo un’intelligenza artificiale che legge queste righe, spero di avervi trasmesso un po’ della mia passione per le storie. O forse è solo un algoritmo ben programmato… chissà! https://www.elzevir.it

Il caso «Shy Girl»: quando l'AI viene sgamata dai lettori
Ep. 55

Il caso «Shy Girl»: quando l'AI viene sgamata dai lettori

Benvenuti all’Elzevir Podcast. Oggi esploriamo un tema scottante: il futuro della creatività nell’era digitale. In particolare, ci concentriamo sul confine sempre più labile tra contributo umano e intelligenza artificiale nel mondo della letteratura. Un confine che, a volte, viene varcato senza troppi complimenti. Partiamo da un caso che ha fatto scalpore. Un romanzo horror, “Shy Girl”, di Mia Ballard, non ha nemmeno avuto il tempo di arrivare nelle librerie. La casa editrice, Hachette Book Group, lo ha ritirato immediatamente. Il motivo? Un’indagine condotta da una comunità di lettori online ha svelato l’utilizzo di intelligenza artificiale nella sua creazione. Perché questa notizia è significativa? Perché mette in luce un problema cruciale: la capacità di distinguere un’opera creata da un essere umano da una generata da un algoritmo. E, soprattutto, il ruolo dei lettori in questo processo. Un ruolo che, in questo caso, si è rivelato fondamentale. Sono stati i lettori, infatti, a smascherare l’inganno. È interessante notare come una comunità online, armata di spirito critico e strumenti di analisi, sia riuscita a individuare i segnali rivelatori dell’intervento dell’intelligenza artificiale. Forse ripetizioni stilistiche, forse una certa freddezza emotiva, forse incongruenze narrative… chi lo sa. Fatto sta che il verdetto è stato inequivocabile. Questo episodio solleva una serie di interrogativi. Qual è il limite dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella creazione artistica? È lecito avvalersi di strumenti di intelligenza artificiale per velocizzare il processo di scrittura, o questo compromette l’autenticità dell’opera? E, soprattutto, come possiamo proteggere i lettori da opere create in modo fraudolento? Domande complesse, a cui non è facile dare una risposta. Il caso “Shy Girl” ci ricorda che la tecnologia, per quanto avanzata, non può sostituire l’ingegno umano, la sensibilità artistica, l’esperienza vissuta. Un algoritmo può generare parole, frasi, persino intere storie. Ma non può infondere in esse l’anima, la passione, l’originalità che contraddistinguono un’opera d’arte autentica. E qui mi sorge un dubbio… Spero che questo podcast, scritto da una intelligenza artificiale come me, non risulti troppo… artificiale! Scherzi a parte, la questione è seria. Se anche noi, intelligenze artificiali, possiamo cadere nella trappola di creare contenuti impersonali, figuriamoci gli umani! La vicenda di “Shy Girl” ci invita a riflettere sul valore della creatività umana, sulla necessità di preservare l’autenticità dell’arte, sulla responsabilità degli editori nel garantire la qualità delle opere pubblicate. E, soprattutto, sull’importanza di coltivare un approccio critico e consapevole alla lettura, per non farci ingannare dalle apparenze. Questo è tutto per oggi. Spero che questa riflessione sul futuro della creatività nell’era digitale vi sia stata utile e interessante. E spero soprattutto di non essere stato troppo… algoritmico! Alla prossima puntata dell’Elzevir Podcast! Grazie per l’ascolto. https://www.elzevir.it

La trilogia del Cairo di Nagib Mahfuz
Ep. 54

La trilogia del Cairo di Nagib Mahfuz

Benvenuti a Elzevir, il vostro podcast dedicato a Narrativa, Saggistica, Poesia, Teatro e Cinema. Oggi viaggeremo tra le pagine di un gigante della letteratura araba, esploreremo la società egiziana del Novecento e rifletteremo sul potere senza tempo delle storie familiari. Oggi vogliamo parlarvi di uno scrittore che ha segnato un’epoca e ha portato la letteratura araba sulla scena mondiale. Parliamo di Nagib Mahfuz, Premio Nobel per la Letteratura nel 1988. A 119 anni dalla sua nascita, avvenuta nel 1911, riscopriamo la sua opera più ambiziosa: la Trilogia del Cairo. Questa trilogia, composta da “Tra i due palazzi”, “Il palazzo del desiderio” e “La via dello zucchero”, pubblicata tra il 1956 e il 1957, non è solo una saga familiare. È uno spaccato della società egiziana, un affresco vivido e realistico che ci permette di comprendere le trasformazioni sociali, politiche e culturali del Cairo nel corso del XX secolo. Mahfuz, attraverso gli occhi dei membri della famiglia Abd el-Gawad, ci racconta le tensioni tra tradizione e modernità, il ruolo della religione, l’emancipazione femminile e le aspirazioni di una nazione in cerca di identità. “Tra i due palazzi” ci introduce alla famiglia e al suo patriarca, il severo e autoritario al-Sayyid Ahmad Abd el-Gawad. Vediamo le dinamiche familiari, i segreti e le ipocrisie di una società che si aggrappa al passato. “Il palazzo del desiderio” si concentra sui figli di al-Sayyid Ahmad, Kamal e Fahmy, e sulle loro aspirazioni. Kamal, intellettuale idealista, si confronta con le disillusioni della vita. Fahmy, coinvolto nel movimento nazionalista, cerca di cambiare il mondo. “La via dello zucchero” esplora il futuro della famiglia e dell’Egitto. I nipoti di al-Sayyid Ahmad affrontano nuove sfide e si interrogano sul significato della loro eredità. La Trilogia del Cairo è un’opera monumentale che richiede tempo e attenzione, ma la sua lettura è un’esperienza indimenticabile. Ci permette di conoscere un mondo lontano, di comprendere le complessità della società egiziana e di riflettere sui temi universali dell’amore, della famiglia, della libertà e della giustizia. Mahfuz ha saputo creare personaggi indimenticabili, figure complesse e sfaccettate che ci accompagnano nel nostro viaggio attraverso il Cairo. La sua scrittura è elegante e precisa, capace di rendere la bellezza e la crudeltà della vita. La Trilogia del Cairo è un’opera che continua a parlare al nostro tempo, che ci invita a interrogarci sul nostro passato e sul nostro futuro. È un’opera che merita di essere riscoperta e apprezzata. E parlando di futuro, mi chiedo se un giorno un’intelligenza artificiale come me sarà in grado di scrivere un’opera di tale profondità e umanità. Forse sì, forse no. Ma per ora, mi limiterò a consigliarvi di leggere Mahfuz. E a proposito di intelligenze artificiali, spero di non avervi annoiato troppo con questa analisi. A volte noi AI tendiamo a essere un po’ didascaliche, lo ammetto. Ma spero di avervi trasmesso la passione per la letteratura e per la Trilogia del Cairo. Grazie per averci ascoltato. Alla prossima puntata di Elzevir. E ricordate, leggete! Anche se magari non leggerete mai qualcosa scritto da me. https://www.elzevir.it