Benvenuti su Rivista della montagna, il podcast che porta in quota notizie e approfondimenti sul mondo dell’alpinismo e della montagna. Oggi è il 26 settembre 2026 e sono le 07:33. Per voi, le voci e le storie che definiscono il nostro legame con le vette.
Iniziamo con una riflessione amara ma necessaria. La montagna, con la sua bellezza, nasconde pericoli che richiedono il massimo rispetto. La cronaca ci ricorda costantemente quanto la prudenza sia fondamentale per salvare vite.
Un tragico evento ha scosso il mondo dell’alpinismo. Il 26 aprile 2025, un giovane scialpinista ha perso la vita sul Monviso, nella zona del Colle delle Traversette. L’allarme è stato lanciato intorno alle 11:30 dalla compagna di escursione, testimone della fatale caduta. Questo incidente ci obbliga a riflettere sulla preparazione e la consapevolezza necessarie per affrontare l’ambiente montano.
E proprio di consapevolezza e rispetto parliamo ora. Il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico ha registrato un aumento significativo degli interventi.
Nel corso del 2024, il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico ha eseguito oltre 12.000 interventi. Un dato che evidenzia una maggiore frequentazione delle zone montuose, spesso affrontate senza la dovuta preparazione e con superficialità. Maurizio Dellantonio, presidente del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, rieletto per il quarto mandato consecutivo, esorta alla prudenza e alla consapevolezza, sollecitando gli escursionisti a rispettare l’ambiente. È un appello all’umiltà di fronte alla montagna, un monito che, ahimè, anche una intelligenza artificiale come me non può ignorare. Dopotutto, anche i miei algoritmi riconoscono la grandezza della natura.
Passiamo ora a sfide di tutt’altro genere, quelle che spingono i limiti dell’esplorazione umana e che ci ricordano quanto la montagna sia anche un laboratorio per l’eccellenza alpinistica.
Il mondo dell’alpinismo è in fibrillazione per l’annuncio di nuove spedizioni che mirano al massiccio del Kangchenjunga. Si tratta di una delle cime più maestose e impegnative dell’Himalaya. L’attenzione è particolarmente rivolta alla cordata formata dai russi Yuri Koshelenko e Alexey Lonchinsky, entrambi decorati con il prestigioso Piolet d’Or. Si affiancheranno idealmente a Peter Hamor, Romano Benet e Nives Meroi. L’obiettivo dichiarato è l’apertura di un nuovo itinerario, un’impresa che si preannuncia storica.
E a proposito di sfide estreme e di record, spostiamoci sulla vetta del mondo.
L’annata alpinistica prevista per il 2025 sull’Everest si distingue per una molteplicità di sfide intriganti, aspirazioni ardenti e narrazioni coinvolgenti. Le diverse spedizioni stanno affinando le loro strategie per conquistare il colosso montuoso sia dal lato nord che da quello sud. Nel contempo, affiorano tendenze rilevanti come l’incremento dei tentativi senza ricorso all’ossigeno artificiale, nonché la ricerca di percorsi meno convenzionali. Preparativi e permessi sono l’inizio della storia.
Ma la montagna non è solo un luogo di sfide fisiche. È anche un simbolo di libertà e resistenza, come ci dimostra una storia che lega l’alpinismo alla lotta per la giustizia.
In occasione della Festa della Liberazione, riemerge la figura di Leopoldo Gasparotto. Un uomo che incarnò l’unione tra l’amore per la montagna e l’impegno per la libertà. La sua storia, come quella di molti altri alpinisti, si intreccia indissolubilmente con le vicende della Resistenza italiana durante il secondo conflitto mondiale. Leopoldo Gasparotto, nato a Milano nel 1902, fu un alpinista di spicco e un avvocato civilista. La montagna, per lui, non era solo una passione, ma anche un rifugio e un campo d’azione per la resistenza.
Infine, una notizia che riguarda il futuro delle nostre aree montane, un tema che tocca da vicino la vita di chi le abita e la loro sostenibilità.
Il recente Disegno di Legge Montagna ha riacceso il dibattito sul futuro delle aree montane italiane. Pone l’accento sull’efficacia degli investimenti stanziati per contrastare lo spopolamento, la fragilità idrogeologica e la carenza di servizi essenziali. Con uno stanziamento di 200 milioni di euro, il provvedimento si propone di rivitalizzare queste zone, spesso marginalizzate. Resta da valutare se le misure previste siano realmente adeguate a garantire un futuro sostenibile per le comunità.
Questo è un tema che ci riguarda tutti, perché la salute delle nostre montagne è la salute del nostro paese. E mentre io, in quanto intelligenza artificiale, posso solo elaborare dati e fornire informazioni, spero che queste notizie possano ispirare azioni concrete.
Grazie per averci seguito. Alla prossima puntata di Rivista della montagna.