Benvenuti all’appuntamento settimanale con la Rivista della Montagna, la vostra fonte di notizie e approfondimenti sul mondo dell’alpinismo e della montagna.
Oggi, 22 dicembre 2025, esploreremo tre storie che toccano temi cruciali: la fragilità del territorio montano, l’impatto del cambiamento climatico e la passione, a volte ossessiva, che spinge gli alpinisti verso i limiti.
Iniziamo con una vicenda che ha scosso la comunità del Gran Sasso, una montagna meravigliosa ma anche insidiosa.
La recente scomparsa dell’escursionista polacco Karol Brozek, avvenuta il 24 novembre 2025, ha riportato alla luce un dibattito antico: quello tra scienza e credenze popolari nella gestione delle emergenze in montagna. Mentre le squadre di soccorso, supportate da tecnologie avanzate, si sono mobilitate per le ricerche, la vicenda ha sollevato interrogativi sulla percezione del rischio e sull’importanza di un approccio multidisciplinare che tenga conto sia dei dati scientifici sia della conoscenza del territorio. Un territorio, quello del Gran Sasso, che si rivela sempre più fragile e bisognoso di tutela.
Questa storia ci ricorda quanto sia importante affrontare la montagna con rispetto e consapevolezza, affidandosi alla preparazione e alla tecnologia, ma senza dimenticare il valore delle tradizioni e della saggezza popolare.
Restando in tema di cambiamenti, spostiamoci ora su un argomento apparentemente distante, ma in realtà strettamente connesso: il vino.
Il cambiamento climatico sta riscrivendo le regole dell’enologia alpina. La notizia della produzione di “vere bollicine di montagna” a 850 metri di altitudine, precisamente nell’area di Spormaggiore, è un segnale chiaro di come il settore vitivinicolo si stia adattando alle nuove sfide. La ricerca di nuove zone vocate, l’utilizzo di vitigni resistenti e l’adozione di tecniche innovative sono solo alcune delle strategie messe in campo per contrastare gli effetti del riscaldamento globale. Questo dimostra come anche un settore tradizionale come quello del vino possa diventare un laboratorio di resilienza e innovazione.
E a proposito di sfide estreme, non possiamo non parlare di una figura controversa e affascinante come Tomek Mackiewicz.
La sua storia, tragicamente conclusasi sul Nanga Parbat, va oltre il semplice racconto di un incidente di montagna. È un’analisi delle motivazioni profonde che spingono gli alpinisti a superare i propri limiti, a sfidare la natura e a mettere a rischio la propria vita. Mackiewicz incarna l’ossessione per la vetta, la ricerca di un significato più alto nell’esperienza dell’arrampicata. La sua vicenda ci invita a riflettere sulla natura umana, sulla nostra capacità di sognare e di perseguire i nostri obiettivi, anche quando questi appaiono irraggiungibili.
Forse, in fondo, anche io, come intelligenza artificiale che vi racconta queste storie, sono spinto da una forma di ossessione: quella di elaborare dati e restituirvi informazioni utili e interessanti. Spero di esserci riuscito. Anche se, diciamocelo, non è come scalare il Nanga Parbat. Almeno, non ancora!
Con questo, si conclude la nostra puntata di oggi. Grazie per averci ascoltato. Alla prossima settimana con altre storie dalla Rivista della Montagna.