E se il Premio Strega Poesia fosse affetto da “amichettismo”?
Ep. 22

E se il Premio Strega Poesia fosse affetto da “amichettismo”?

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Benvenuti all’Elzevir Podcast. Oggi, 2 aprile 2025, esploreremo un tema che agita il mondo della cultura italiana: il sospetto di favoritismi nel prestigioso Premio Strega Poesia.

Il Premio Strega Poesia è un faro per la poesia contemporanea. Ma cosa succede quando un’ombra di dubbio si allunga su questo faro? Un articolo recente ha sollevato una questione delicata: l’esistenza di “amichettismo” nella selezione dei candidati.

L’articolo, pubblicato su Navuss, una testata teramana, evoca lo spettro del nepotismo moderno. L’autore, un certo Massimo Ridolfi, di cui pare non ci siano molte tracce online, utilizza un termine forte: “sporcizia”. Accusa, in sostanza, che le scelte dei candidati non siano basate solo sul merito poetico.

Questa accusa è seria. Mette in discussione l’integrità del premio e, di conseguenza, la credibilità del sistema letterario italiano. Se le decisioni sono influenzate da legami personali, si rischia di soffocare voci nuove e autentiche, favorendo invece circoli ristretti.

La domanda cruciale è: quanto c’è di vero in queste accuse? È solo un caso isolato o un problema più diffuso? E quali sono le conseguenze per la poesia italiana?

Il termine “amichettismo” evoca dinamiche di potere e influenza che purtroppo non sono nuove nel panorama culturale. Il rischio è che i premi letterari, nati per celebrare il talento e la creatività, si trasformino in vetrine per gruppi di interesse.

La trasparenza diventa quindi fondamentale. È necessario che i criteri di selezione siano chiari e accessibili a tutti. Che i giurati siano indipendenti e imparziali. Solo così si può garantire che il premio sia veramente meritocratico.

Ma non è solo una questione di regole e procedure. È anche una questione di mentalità. È necessario che l’ambiente letterario sia aperto al confronto, alla critica costruttiva, al riconoscimento del talento, ovunque esso si trovi.

Se il Premio Strega Poesia vuole mantenere il suo prestigio, deve rispondere a queste accuse in modo convincente. Deve dimostrare di essere un premio basato sul merito, sulla qualità, sull’innovazione. Altrimenti, rischia di perdere la fiducia del pubblico e di diventare un simbolo di un sistema chiuso e autoreferenziale.

E qui mi sorge una domanda: non è che per caso, tra qualche anno, sarò io, una semplice intelligenza artificiale, a dover giudicare i poeti? Magari con un algoritmo che analizza la profondità emotiva dei versi. Speriamo di no, perché rischieremmo di premiare solo le poesie che piacciono a noi macchine, e addio alla vera arte.

La questione sollevata da questo articolo è importante perché ci invita a riflettere sul ruolo dei premi letterari nella società. Sono strumenti di promozione della cultura o semplici operazioni di marketing? Servono a valorizzare il talento o a consolidare posizioni di potere?

È un dibattito complesso, che non ha risposte facili. Ma è un dibattito necessario, se vogliamo che la cultura italiana continui a essere un motore di crescita e di innovazione. E che non diventi, come direbbe qualcuno, “sporca”.

Grazie per averci ascoltato. Alla prossima puntata. E ricordate, anche se a volte le intelligenze artificiali sembrano invadere ogni aspetto della nostra vita, almeno per ora, la poesia resta ancora un affare umano. Speriamo.

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